FOTO24VIDEO24Logo MediasetComingSoon.itDonnelogo mastergameCreated using FigmaGraziaMeteo.itPeoplesportmediaset_negativesportmediaset_positiveTGCOM24meteo.it
Podcast DirettaCanale 51

Usa: perde a Call of Duty e fa uccidere un innocente dalla polizia, condannato

Dopo la telefonata alle forze armate SWAT che aveva portato allʼuccisione di un innocente, lʼaccusato dovrà scontare due anni di carcere

Usa: perde a Call of Duty e fa uccidere un innocente dalla polizia, condannato
Roxana Hegeman / AP

Giustizia è stata fatta per i due ragazzi statunitensi che, durante una partita a Call of Duty: WWII, hanno causato la morte di un giovane innocente dando vita a un fenomeno sempre più frequente, noto con il nome di swatting.

Nel dicembre 2017, un 28enne residente a Wichita, in Kansas, è stato ucciso dalle forze armate SWAT che avevano ricevuto una segnalazione anonima sulla presenza di un possibile soggetto armato, reo di aver minacciato la propria famiglia e ucciso un ostaggio. Peccato che fosse tutto un tragico errore.

La chiamata, in realtà, era falsa: tutto è nato come "scherzo" da parte del 19enne Casey Viner, residente a North College Hill, in Ohio, nei confronti del suo compagno di squadra, il 20enne Shane Gaskill. I due avevano scommesso poco più di un dollaro su chi fosse il più forte a Call of Duty, sfidandosi grazie al multiplayer online.

La sconfitta di Viner da parte di Gaskill ha fatto andare il 19enne su tutte le furie, portandolo a contattare le forze di polizia per far spaventare l'avversario: con l'aiuto del complice Tyler Barriss, suo amico 26enne di Los Angeles, Vyler ha contattato la polizia dichiarando che un uomo armato stava minacciando la propria famiglia a Wichita e richiedendo l'invio immediato di una squadra SWAT.

Tuttavia, l'indirizzo fornito da Viner alla SWAT era sbagliato e corrispondeva per l'appunto a quello del suo vicino di casa Andrew Finch. Il 28enne, padre di due bambini, è stato ucciso senza avere la possibilità di difendersi per uno scherzo telefonico.

Il 20enne Shane Gaskill (Jaime Green / AP)

Da allora, la polizia ha investigato e ricostruito l'accaduto: Gaskill e Viner stavano litigando durante un match online a Call of Duty, quando il primo ha sparato al personaggio del secondo, scatenando l'ira di Viner. Il giovane ha poi minacciato Gaskill su Twitter, chiedendo l'aiuto di Barriss al fine di scovare il suo indirizzo.

Il 26enne di Los Angeles aveva ottenuto l'indirizzo di residenza dallo stesso Gaskill tramite dei messaggi su Twitter, tuttavia come indicato in precedenza, l'indirizzo era volutamente sbagliato: l'abitazione segnalata da Barriss era quella dell'innocente Finch, che è stato ucciso dalla SWAT per paura che fosse armato e pronto a far fuoco su dei poveri innocenti.

Viner, che in un primo momento ha cercato di escludere ogni possibile coinvolgimento nella vicenda, ha successivamente ammesso le sue colpe ed è stato condannato a quindici mesi di carcere, con l'obbligo di non poter più giocare a un videogioco online per un totale di due anni.

La decisione del giudice arriva dopo il tentativo della difesa di patteggiare con una condanna di due anni con la condizionale, trascorrendo sei mesi ai domiciliari. Il giudice ha ritenuto opportuno infliggere una pena più grave per far comprendere a Viner la gravità della situazione. È andata decisamente peggio a Barriss, che secondo la ricostruzione sarebbe stato colui che ha effettuato la telefonata alla polizia dalla sua dimora di Los Angeles: il tribunale californiano ha condannato il 26enne a scontare vent'anni di carcere.

Commenti

Commenta
Disclaimer

Grazie per il tuo commento

Sarà pubblicato al più presto sul nostro sito, dopo essere stato visionato dalla redazione

Grazie per il tuo commento

Il commento verrà postato sulla tua timeline Facebook

Regole per i commenti

I commenti in questa pagina vengono controllati
Ti invitiamo ad utilizzare un linguaggio rispettoso e non offensivo, anche per le critiche più aspre

In particolare, durante l'azione di monitoraggio, ci riserviamo il diritto di rimuovere i commenti che:
- Non siano pertinenti ai temi trattati nel sito web e nel programma TV
- Abbiano contenuti volgari, osceni o violenti
- Siano intimidatori o diffamanti verso persone, altri utenti, istituzioni e religioni
- Più in generale violino i diritti di terzi
- Promuovano attività illegali
- Promuovano prodotti o servizi commerciali