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Rapporti: come sopravvivere a una persona negativa

Ci sono soggetti che sembrano portare intorno a sé una specie di nuvola nera, fatta di stress e di brutti pensieri: impariamo a gestirle senza risentirne

Rapporti: come sopravvivere a una persona negativa

Ci sono persone sempre sorridenti, capaci di portare buon umore e armonia, ma ci sono anche soggetti che sembrano sempre accompagnati da una specie di nuvola nera, che emana stress, tristezza e scontento. Evitarli il più possibile può diventare una questione di sopravvivenza perché il loro atteggiamento negativo finisce per ripercuotersi su di noi e sul nostro umore. Il primo passo, naturalmente sta nel riconoscerle e capire se si tratta semplicemente di un nostro simile che sta vivendo un periodo difficile, al quale offrire almeno un po’ di solidarietà, oppure se ci troviamo davanti a un soggetto tossico, dal quale stare alla larga.

LA NUVOLA NERA – Nessuno di noi è simpatico e piacevole quando ha una giornata no. La tolleranza e il beneficio del dubbio devono essere il nostro primo approccio nei confronti di chi si presenta con la luna storta. Se però l’aura negativa sulla sua testa non è un fatto passeggero, ma si ripresenta in modo abituale o con grande frequenza, siamo autorizzati a mettere in atto qualche contromisura di difesa. Si può affermare con una certa sicurezza di trovarsi in presenza di un soggetto negativo se questo è sempre triste e arrabbiato, se si lamenta o critica gli altri in continuazione, e ha una visione negativa e cinica della vita e del mondo che lo circonda. Per individuare soggetti di questo tipo può essere utile prestare attenzione al tono di voce e al linguaggio corporeo oltre alle parole: un tono scortese o freddo e distaccato, o sempre arrabbiato è un indice di pericolo.

QUESTIONE DI OBIETTIVI – Le persone negative tendono a lamentarsi in continuazione senza proporre nulla di positivo. Non si prefiggono un obiettivo da raggiungere e tendono a criticare gli altri e le loro azioni senza offrire alcun contributo per migliorar quello che secondo loro non va. Esprimono le cosiddette critiche distruttive, da distinguere chiaramente da quelle costruttive: queste ultime possono essere preziose perché offrono un punto di vista diverso e più distaccato rispetto al nostro e ci mostrano una via migliore per affrontare un problema. Riconoscere a quale dei due generi appartenga un appunto che ci viene fatto è abbastanza semplice: le critiche del primo tipo ci lasciano l’amaro in bocca e ci fanno pensare che non ci sia niente di buono in quello che abbiamo fatto, senza possibile via d’uscita. Le seconde invece ci spingono a riprovare dopo aver riflettuto sulle nostre scelte e, a volte, ci indicano anche una strada a cui non avevamo pensato da soli. I criticoni del primo genere vanno evitati il più possibile perché possono spingerci a dubitare di noi stessi e farci perdere l’entusiasmo e il piacere di prendere un’iniziativa.

PETTEGOLEZZO MALEVOLO O INNOCUO GOSSIP? – Un po’ di gossip da scrivania è fisiologico e, entro certi limiti, può essere anche fonte di buon umore e di una risata liberatoria. Se però si tratta di uno spettegolare malevolo, dal quale traspare l’invidia e la volontà di screditare una persona, o dal quale si coglie la volontà di attirare troppo su di sé l’attenzione, allora si tratta di una corrente negativa da interrompere al più presto. Parlare male di una persona alle sue spalle è un’abitudine alla quale non va lasciato spazio: il semplice gesto di ascoltare il commento malevolo finisce per alimentarlo e per fare danno alla persona oggetto della chiacchiera e al buon umore di chi lo ascolta (e che magari cade nella tentazione di condividerlo con altri, alimentato il pettegolezzo).

STRATEGE DI DIFESA: DIRE NO – Circondarsi di persone solari e positive è il primo passo per conservare o alimentare una visione serena della vita. La prima difesa davanti a una persona negativa, quando siamo certi che di questo si tratti, sta nell’evitarla. Se questo non è possibile perché si tratta di un parente o di un collega con cui siamo costretti a interagire, possiamo comunque limitare i danni: il primo passo è non dare retta ai suoi commenti negativi e catastrofici: la negatività è un fatto della vita, basta imparare a non assorbirla. Sforziamoci di non prestare attenzione a discorsi e atteggiamenti negativi e lasciamo scivolare via quello che ci rende tristi, malevoli e smorza il nostro entusiasmo.

COMPRENSIONE E COMPASSIONE – Il passo successivo è imparare ad accettare i nostri simili (e noi stessi) per quello che sono e mostrarci comprensivi. Dal punto di vista pratico possiamo cambiare argomento quando la lamentela si fa troppo insistente, o contrapporre un pensiero positivo e una battuta di spirito ai giudizi che sprizzano depressione o astio. Cerchiamo anche aiuto e alleanza in questo difficile compito: coinvolgiamo i colleghi o gli amici per darci man forte nello smorzare i toni, o almeno per creare uno spazio di decompressione.

SCEGLIAMO I NOSTRI AMICI – Se decidiamo di mostrarci solidali e comprensivi, ricordiamo che non abbiamo il potere di cambiare il mondo. La prima persona di cui dobbiamo occuparci siamo noi stessi: se ci accorgiamo che la negatività altrui comincia a condizionarci, allontaniamoci senza ripensamenti e cerchiamo la compagnia di chi è più solare e più simile a noi.

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