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Terrore bus, 50 ragazzini parte civile contro Ousseynou Sy | Il legale: "Chiediamo i danni alle istituzioni"

Il ministero dellʼIstruzione e la società Autoguidovie, proprietaria del mezzo dirottato il 20 marzo, sono state citate in giudizio. Udienza rinviata al 21 ottobre

"Secondo noi sono responsabili anche coloro che hanno messo il mezzo in mano a quest'uomo, chiederemo quindi la citazione come responsabili civili della società Autoguidovie e del Ministero della pubblica istruzione". Lo ha annunciato l'avvocato delle famiglie dei 50 ragazzini presi in ostaggio il 20 marzo a Crema su un bus, poi incendiato dall'autista Ousseynou Sy. I giovani, le famiglie e 3 accompagnatori si sono costituiti parte civile.

Udienza rinviata al 21 ottobre - L’avvocato di parte civile delle famiglie dei ragazzi, dunque, ha chiesto la citazione come responsabili civili della società Autoguidovie e del Ministero della pubblica istruzione, ricevendo l'autorizzazione della prima sezione della Corte d'Assie, presieduta da Ilio Mannucci Pacini, che ha così rinviato l'udienza al 21 ottobre. In aula si sono presentati, oltre all'imputato, alcuni genitori e una ragazzina che quel giorno era sul bus. Si è trattato della prima udienza del processo che vede l'autista imputato per strage, sequestro di persona, incendio resistenza e lesioni personali con l'aggravante della finalità terroristica.  

Ousseynou Sy aveva già rifiutato il rito abbreviato - Il 46enne Ousseynou Sy, difeso dall'avvocato Richard Ostiante, dopo la richiesta di rito immediato della procura, avrebbe potuto scegliere il rito abbreviato (processo a porte chiuse con lo sconto di un terzo della pena) ma ha preferito affrontare il processo ordinario. L'uomo è arrivato in aula scortato dagli agenti della polizia penitenziaria e poi ha preso posto nella gabbia riservata ai detenuti, senza tuttavia dare il consenso a essere ripreso dalle telecamere.

Risarcimenti dalle istituzioni in caso di condanna - L'avvocato Antonino Ennio Andronico, legale di parte civile delle famiglie di Adam El Hamami, di Ramy Shehata e degli altri ragazzini presi in ostaggio sul bus, ha spiegato che "si è trattato di un atto terroristico nei confronti di cittadini inermi. È difficile che i bambini dimentichino anche se si cerca di farlo". Il ministero dell'Istruzione e la società Autoguidovie, proprietaria del bus dirottato, sono state citate in giudizio come responsabili civili e dovranno quindi rispondere dei risarcimenti in caso di condanna nel processo. 

I fatti del 20 marzo e il video "proclama" di Sy - Secondo quanto accertato dalle indagini, Sy avrebbe voluto fare una strage sulla pista dell'aeroporto di Linate, per condizionare la politica in materia di immigrazione e "intimidire la popolazione". Tra gli accertamenti svolti in questi mesi, i pm considerano decisivo il video "proclama" di 37 minuti, che Sy mise sul suo canale privato di Youtube. "Viva il panafricanesimo, combattiamo i governi corrotti e critichiamo la politica europea che sfrutta l'Africa", diceva nel video. Il senegalese, che ha due figli, era da 15 anni in Italia e da 10 anni lavorava regolarmente. Nel frattempo, Adam e Ramy, i due ragazzini che scongiurarono la strage sul bus, hanno ottenuto la cittadinanza italiana.

Terrore bus, 50 ragazzini parte civile nel processo contro Ousseynou Sy

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